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Trentino Industriale

La Rivista di Confindustria Trento_Ottobre - Novembre 2019

04.11.2019 - In quale misura incidono il bello, il buono e il ben fatto - per usare un’espressione cara ai profeti del made in Italy - sul nostro benessere quotidiano? Moltissimo, naturalmente. Ma fino a che punto ne siamo consapevoli? Negli ultimi anni, nei consumatori vi è una maturità certo più diffusa di un tempo qualora si parli di alimentazione, food&beverage, cura della persona. Più lentamente va prendendo piede una più ampia coscienza del valore della qualità dei luoghi che abitiamo: della cucina contemporanea, del letto in cui dormiamo, del tavolo che dà appuntamento alla nostra convivialità, del salotto che raccoglie l’intimità del nostro relax. Ed è “responsabilità” delle imprese - per richiamare il tema di copertina di questo giornale - anche fare cultura della qualità: in particolare, in questo senso, della qualità degli oggetti che ci circondano e degli ambienti che abitiamo, sul fronte dei materiali, delle scelte progettuali, dell’estetica. Soprattutto se questi oggetti sono fatti di ciò che più naturale e salubre può essere impiegato per costruire: il legno. Lo sa bene Barozzi, che sull'eccellenza e la funzionalità delle sue soluzioni ha costruito in sessant'anni di vita il proprio marchio di fabbrica. E che ha inteso che la migliore forma di vendita è nella condivisione di una sensibilità che sta al limitare tra il senso del bello e il gusto personale. Fondata nel 1959 dai fratelli Barozzi con l’idea di offrire l’artigianato dell’arredo di qualità per il commerciale e per il privato, oggi l’azienda non è più “solo” un laboratorio familiare e approfondisce le esigenze di mercato della casa, gastro & shop con un autentico interesse verso la qualità, la funzionalità e l’estetica delle architetture d’interni. “Abbiamo presto inteso che non avremmo potuto competere sui grandi numeri – spiega il ceo Michele Barozzi - né questo a dire il vero ci interessava. Perciò abbiamo scelto di fare meno ma meglio, muovendoci nella nicchia delle soluzioni d’interni sartoriali, cucite addosso alla personalità del cliente e ispirate a un design raffinato, orientato all'armonia dei materiali e degli elementi”. L’unità di senso è il principio cardine del lavoro di Barozzi: “All'origine del processo c’è la scelta del materiale. Quando reinventiamo gli ambienti di uno spazio, sia esso un’abitazione, un locale destinato all'accoglienza, un esercizio commerciale, decliniamo il materiale prescelto affinché il risultato del nostro intervento sia un gioco di rimandi affatto casuale tra oggetti, forme e toni. Porte e cucine, librerie e pavimenti, gli arredi dialogano tra loro perché sono nati, tutti, dalla medesima asse”. Che viene lavorata, tagliata, verniciata, per assumere l’aspetto immaginato con il cliente: Barozzi si occupa infatti anche della fase progettuale, quando il committente non sia accompagnato da un architetto di fiducia, e segue la ristrutturazione dell’interno come referente unico dei vari interventi. Affidarsi alle soluzioni offerte dall'azienda ripaga, a dispetto delle apparenze, anche sotto il profilo economico: “Realizzare l’intera articolazione di un interno utilizzando, con una chiara visione, uno stesso materiale individuato in partenza ottimizza la resa. Sfatiamo l’idea che il bello debba avere necessariamente un costo elevato, o per forza più alto. Prendiamo il caso di una coppia che arredi un appartamento da zero e che debba scegliere tra un servizio chiavi in mano come il nostro e l’offerta standardizzata della grande distribuzione: a parità di costi, il vantaggio qualitativo non è di certo trascurabile”. E un altro, enorme, sul fronte della personalizzazione. Perché attraverso il suo lavoro Barozzi esprime anche la storia e l’identità della committenza. Il percorso narrativo emerge già nella fase di presentazione progettuale e di vendita. L’oggetto non basta più di per se stesso e il cliente vuole seguire un fil rouge che lo porti a vivere un’esperienza partecipata, appagando le sue esigenze e riconoscendosi nell'allestimento finale. Una volta conclusi, i progetti si trasformano in una nuova narrazione sul sito web dell’azienda e sui Social. “Ci siamo accorti che i nostri clienti sarebbero stati felici di condividere la narrazione del percorso fatto insieme, e dei suoi esiti. Abbiamo iniziato così uno storytelling che tiene il passo degli interventi: fra le ultime, abbiamo pubblicato le storie del 905 Wine Bar di San Michele all'Adige, nato dal desiderio del cliente di riannodare la storia di famiglia a una nuova proiezione del credo della viticoltura; della Casa a Palazzo realizzata nello storico Palazzo Testori Candelpergher; dell’Hotel Aurai, che ripropone un punto di riferimento storico sia per il turismo che per la popolazione locale”. Al settore alberghiero Barozzi ha di recente destinato un’intera business unit: di quest’anno l’acquisizione di una storica azienda di Rovereto. “Oggi – conclude Barozzi – siamo un team affiatato di 15 persone che crede fortemente nel valore della crescita professionale”. (sb)

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